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L'ULTIMA LEZIONE...
Belfiore, 5F 2001/02
29 dicembre 2007, ore 10.30
Siamo due medici, un economista, due dottoresse e un dottore in legge, una sociologa, una linguista, un fisico, un architetto e due ingegneri (alcuni già, altri tra poco); studiamo in tante città diverse, alcuni di noi si sono allontanati molto da Mantova, altri meno.
Ad accomunarci sono rimasti due fattori: innanzitutto siamo stati parte di quella 5F che, lasciando il Belfiore nella torrida estate del 2002, ha dato modo a diversi prof di tirare un affannato sospiro di sollievo. Inoltre, dopo quasi 6 anni e tante differenti strade intraprese, ciascuno di noi ama ancora leggere, nel senso più ampio del termine. E così, grazie ai volenterosi sforzi di uno di noi (Gabriele, l'economo!), in un imbiancato (dalla galaverna) sabato mattina post-natalizio (per la cronaca, il 29 dicembre 2007) noi dodici (anche a nome di chi non poteva esserci) ci siamo ritrovati a scuola, in quella stessa aula dove anni fa ridevamo e tremavamo, assieme al professor Mauro Lasagna, che allora ci traghettò (ogni riferimento dantesco non è casuale
) attraverso tre anni di letteratura (italiana e latina ed altre). L'ultima lezione, prima di allontanarci (forse) definitivamente.
Per evitare di sfociare in una semplice rivisitazione di che cosa ciascuno di noi ha fatto dopo il diploma, avevamo proposto alcuni temi su cui il prof (chiamatelo professore!) potesse sviluppare una breve lezione per ricreare quell'ambiente lasciato ormai da tanto, quel faccia a faccia giornaliero tra chi ha molto da spartire e chi ha molto da apprendere. Il messaggio è stato "Studiare significa imparare a vivere con consapevolezza", e noi non siamo rimasti indifferenti: Lasagna ci ha chiesto di confrontarci con ciò di cui ci parlavano i libri letti insieme, di confermargli se in questi anni avevamo ritrovato quegli stessi Rosso Malpelo o Gregor Samsa o l'avvocato gozzaniano o i tanti altri che lui aveva fatto parlare per noi.
E così letteratura e altro si sono intrecciati e abbiamo discusso di che cosa un vero libro ci dà e cosa ci toglie, del significato del termine "consapevolezza", della felicità, degli uomini che si accontentano e di coloro che, pur di non accontentarsi, accettano sulle spalle il peso della realtà più tremenda, quella che viviamo quando "siamo" (e non quando "ci sentiamo") lo scarafaggio kafkiano oppure l'ubriaco di sant'Agostino, e resa sopportabile proprio perché la letteratura non ci fa sentire soli.
Sono temi su cui, consapevolmente o meno, raramente ci si ferma a riflettere ma che hanno un indubbio effetto benefico non appena li si discute, ed è per questo che quella lezione ha avuto per noi tutti un grande significato, al di là del nostalgico ritrovare quegli spazi e quei momenti dimenticati; pensare ci fa bene, per il semplice fatto che ci fa essere.
"Schola magistra vitae"; e forse noi così siamo esistiti un giorno in più.